Un collaudato mercato nero dei permessi di soggiorno che prometteva regolarizzazioni in cambio di somme ingenti è finito nel mirino della magistratura. La Procura di Rimini ha chiuso due maxi indagini, con le udienze preliminari fissate per il 12 e il 20 gennaio 2027, chiamando a rispondere delle proprie azioni circa 50 persone, tra le quali figurano un dipendente dell’Inps di Rimini e un’addetta di un patronato locale.
Secondo gli inquirenti, il primo filone d’inchiesta si è focalizzato sullo sfruttamento del Decreto Flussi, attraverso la creazione di domande di nulla osta basate su assunzioni fittizie supportate da imprenditori compiacenti. Il secondo procedimento delinea un sistema ancora più strutturato, che include matrimoni di comodo, falsi certificati di ospitalità e abusi della sanatoria Covid. Le accuse, che variano dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina alla corruzione fino al caporalato, evidenziano il coinvolgimento attivo del funzionario dell’Inps, accusato di aver veicolato informazioni riservate dai database dell’ente, e dell’impiegata del patronato, sospettata di aver agevolato l’inoltro di pratiche consapevolmente irregolari.
Ora la parola passa al gup, che dovrà decidere in merito alle richieste di rinvio a giudizio per un sistema che, trasformando il diritto all’immigrazione in una merce di scambio, ha alimentato un giro d’affari illecito nel tessuto produttivo del Riminese.


