La Guida suprema iraniana Ali Khamenei avrebbe ordinato che l’uranio arricchito, vicino alla soglia di impiego militare, non venga trasferito all’estero. Una posizione che arriva mentre i colloqui con Washington restano fragili e in una fase in cui proprio il destino di queste scorte è uno dei nodi principali del negoziato.
La Casa Bianca ha poi smentito che esista un’intesa su questo punto, ma la presa di posizione di Teheran rischia comunque di irrigidire il confronto. Gli Stati Uniti considerano infatti il trasferimento dell’uranio una condizione centrale per qualsiasi accordo.
A Islamabad è intanto arrivato il capo dell’esercito pakistano, impegnato in una nuova missione di mediazione tra Iran e Stati Uniti. Il Pakistan continua a fare da canale per lo scambio di messaggi tra le due capitali, sulla base della proposta in 14 punti presentata da Teheran.
Dopo l’ultima risposta americana, i Pasdaran stanno preparando una controproposta. Secondo fonti vicine al dossier, il testo statunitense avrebbe colmato alcune lacune ma non tutte, lasciando aperti diversi punti di frizione.
La visita del generale pakistano punta a trovare un’intesa minima che possa essere formalizzata in un memorandum d’intesa. Ma l’annuncio di Khamenei sull’uranio rischia di complicare ulteriormente il dialogo.
Sul fronte americano, il Comando Sud ha annunciato lo schieramento di una portaerei a propulsione nucleare e del relativo gruppo d’attacco nei Caraibi. La mossa si inserisce nella pressione crescente dell’amministrazione Trump contro Cuba e arriva il giorno dopo l’incriminazione dell’ex presidente Raúl Castro per l’abbattimento di due aerei civili al largo dell’isola nel 1996.
Le stesse dinamiche di pressione erano state già applicate dagli Stati Uniti contro il Venezuela, con sviluppi che nei mesi scorsi hanno portato alla cattura di Maduro.


