Federico Bigi, trent’anni dopo: il ricordo di un gigante silenzioso

San Marino RTV
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Federico Bigi resta il simbolo di un gigante discreto, che ha scolpito la storia di San Marino con gesti pacati e risoluti, lontano dai clamori, costruendo il futuro mattone su mattone.

Fondatore della Democrazia Cristiana sammarinese nel 1948, figura chiave negli eventi di Rovereta del 1957 e Segretario di Stato per gli Affari Esteri per un quindicennio, Bigi è stato l’artefice della Repubblica contemporanea. Trasformò un piccolo Stato in un attore rispettato sulla scena internazionale. Il suo trionfo arrivò nel 1971 con l’accordo siglato con Aldo Moro: non un semplice atto amministrativo, ma l’affermazione di parità con l’Italia, basata su sovranità, vicinanza e collaborazione reciproca.

Superata l’antica nozione di “amicizia protettrice”, San Marino si pose come eguale, né sottomessa né emarginata. Un modello che oggi ispira il negoziato per l’associazione all’Unione Europea, dove la Repubblica bilancia integrazione e identità unica, un’intuizione di Bigi ante litteram, quando l’unità europea era solo un’aspirazione.

Oltre alla diplomazia, Bigi fu intellettuale colto e appassionato di istruzione: promosse con cura paterna la scuola sammarinese, dirigendo il liceo e fondando il Comitato Olimpico Nazionale. Concluse la carriera come giudice alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il PDCS, che ne celebrò le origini, e il Segretario di Stato Lonfernini lo omaggiano come statista e uomo integerrimo, sobrio e devoto alla Patria. Un modello per i giovani, prova che un solo individuo mosso da ideali e dovere può ridisegnare una nazione. Trent’anni dopo la scomparsa, la sua eredità pulsa ancora: in ogni difesa della sovranità, in ogni atleta sotto le Tre Torri, vive l’impronta silenziosa di Federico Bigi. Il Titano onora i suoi figli più umili.

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