Durante il dibattito consiliare sull’istituzione della commissione d’inchiesta sull’affare bulgaro, noto come “piano parallelo”, il Segretario di Stato alla Giustizia Stefano Canti ha compiuto un passo falso che ha acceso gli animi.
La procedura d’urgenza per la commissione non ha ottenuto i numeri necessari, ma Canti ha espresso solidarietà ai giudici impegnati “giorno e notte” nelle indagini, annunciando una conclusione imminente entro fine maggio.
L’affermazione ha provocato reazioni immediate: l’opposizione l’ha giudicata un’interferenza inaccettabile nei lavori giudiziari, mentre voci dalla maggioranza l’hanno definita incauta, rischiando di compromettere l’indipendenza dei poteri.
Il Consiglio Grande e Generale, riunitosi in questi giorni, vede uno scontro acceso tra maggioranza e opposizioni sul timing della commissione, legata alla tentata scalata alla Banca di San Marino da parte di investitori bulgari e al presunto piano per influenzare le istituzioni.
La maggioranza ha depositato un progetto di legge per attivarla solo dopo la fase inquirente, entro il 31 gennaio 2027, garantendo trasparenza senza sovrapposizioni con la magistratura.
Le opposizioni insistono per un avvio immediato, accusando il governo di ritardi per tutelare responsabilità politiche emerse nelle indagini.


