L’Accordo di Associazione tra San Marino e Unione Europea non è affatto arrivato al traguardo, come per mesi si è lasciato intendere. Il dossier è ora nel passaggio più sensibile, quello del Consiglio UE, dove il via libera richiede l’unanimità degli Stati membri e può quindi essere bloccato anche da una sola riserva.
Il punto centrale non è soltanto un rallentamento politico, ma la discussione ancora aperta sulla natura giuridica dell’intesa: accordo di competenza esclusiva dell’Unione oppure accordo misto. La distinzione è decisiva, perché nel secondo caso entrerebbero in gioco anche i Parlamenti nazionali, con tempi più lunghi e un percorso molto meno lineare.
Il voto favorevole del Parlamento europeo ha dato un segnale importante, ma non ha chiuso il procedimento. La partita vera si gioca adesso nel Consiglio, dove alcuni Stati membri starebbero ancora valutando il dossier. Secondo le ricostruzioni circolate, tra i Paesi coinvolti nelle riserve figurerebbero la Bulgaria e, con una posizione di studio, anche la Germania, mentre la Spagna avrebbe ritirato la propria opposizione.
Questo cambia la prospettiva politica. Se le perplessità non fossero limitate a un singolo Paese, ma riflettessero dubbi più ampi dentro l’Unione, allora l’idea di un iter rapido andrebbe ridimensionata. In particolare, la presenza di una riserva tedesca peserebbe in modo significativo, perché Berlino è uno degli snodi centrali dell’equilibrio europeo.
Per San Marino il messaggio è chiaro: l’Accordo non è ancora definito nei suoi passaggi finali e non può essere raccontato come una pratica ormai chiusa. Prima di assumere impegni irreversibili, il Paese ha diritto di sapere se l’intesa sarà davvero qualificata come non mista oppure se resta aperta la possibilità di un coinvolgimento dei Parlamenti nazionali.
Il precedente di Monaco conferma che questi negoziati non sono automatici né scontati. Anche lì il percorso si è fermato per nodi delicati legati ad aspetti finanziari e regolatori, segno che il processo può rallentare o cambiare direzione quando emergono questioni sostanziali.
Da qui la richiesta di chiarezza al Governo: quali Stati hanno espresso riserve, se la Bulgaria è isolata, se la Germania mantiene dubbi, e soprattutto se il calendario fin qui illustrato ai sammarinesi è ancora realistico. In questa fase, il vero banco di prova non è più la narrazione politica, ma la capacità dell’Unione di trovare un consenso pieno sul testo.
Per San Marino, insomma, l’Accordo è entrato nella fase più delicata: non quella degli annunci, ma quella delle decisioni. E per ora il semaforo verde non c’è ancora.


