Il commercio di vicinato a Rimini fronteggia una crisi profonda, simboleggiata dalla chiusura di negozi storici come Lombardi, un evento che Giammaria Zanzini, presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, definisce “non è solo la fine di un negozio storico, ma il simbolo di un cambiamento che rischia di impoverire il tessuto economico, sociale e identitario della città”. Una visione ben più ampia rispetto alla semplice data di avvio dei saldi estivi, partiti ieri, su cui spesso si concentra un dibattito ritenuto riduttivo.
Di fronte a questa emergenza, Confcommercio avanza proposte concrete per sostenere l’accessibilità dei centri storici. “È necessario alleggerire le limitazioni delle ZTL e prevedere parcheggi gratuiti o altre agevolazioni per la sosta almeno per le prime due settimane dei saldi“, dichiara Zanzini. L’iniziativa mira a facilitare l’accesso ai negozi, considerato “un investimento sulla vitalità economica e sociale dei centri urbani”, non un mero favore alle imprese.
Sebbene l’Ufficio Studi di Confcommercio stimi una spesa media di 201 euro per famiglia (91 euro pro capite, per un totale di 3,2 miliardi di euro a livello nazionale) in occasione degli sconti, Zanzini critica la tendenza a focalizzarsi esclusivamente sulla calendarizzazione degli stessi. “Anche quest’anno il dibattito si concentra quasi esclusivamente sulla data di avvio dei saldi. È una riflessione legittima, perché iniziare gli sconti a pochi giorni dall’inizio dell’estate lascia più di una perplessità, ma sarebbe un errore pensare che le difficoltà del commercio si esauriscano qui”, ribadisce.
I numeri della provincia di Rimini rivelano la gravità della situazione. Dal 2012 al 2025, il settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso ha perso 1.776 imprese. Nello stesso periodo, le attività italiane sono diminuite di 1.965 unità, mentre quelle straniere sono aumentate di 189. Nel solo commercio al dettaglio, le attività sono passate da 5.397 a 4.729, registrando una perdita di 668 esercizi. Zanzini ammonisce: “Dietro questi numeri ci sono famiglie, lavoro, sicurezza urbana e qualità della vita. Ogni serranda abbassata è un presidio che si perde e ogni negozio sfitto aumenta il degrado”.
La visione di Confcommercio punta a soluzioni strutturali. “Le imprese chiedono condizioni di mercato corrette, regole uguali per tutti e una visione degli spazi urbani che valorizzi il commercio di prossimità quale presidio sociale”. Il presidente mette in guardia contro soluzioni semplicistiche: “Il commercio non si governa con gli slogan dei moderni pifferai magici. Servono competenza, rappresentanza e confronto ai tavoli istituzionali”. Le richieste includono “regole capaci di ristabilire condizioni di concorrenza leale, regolamentando outlet, private sales e promozioni permanenti, oltre a contrastare il fenomeno del grey market”.


