Revoche dei progetti CAS a persone richiedenti asilo. Un presidio a Rimini

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La Prefettura di Rimini ha avviato decine di revoche dei progetti di accoglienza nei CAS per richiedenti asilo che, pur non avendo ancora ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale, hanno già un contratto di lavoro nel territorio. Casa Madiba e ADL Cobas hanno denunciato la decisione, organizzando un presidio davanti al palazzo della Prefettura in via IV Novembre con le persone coinvolte nel procedimento di revoca.

Un delegazione composta dall’avvocata Paola Urbinati, una delegata sindacale di ADL Cobas e un attivista di Casa Madiba è stata ricevuta dai funzionari prefettizi, presentando richieste concrete per evitare nuove situazioni di homelessness. Le organizzazioni sottolineano che questi lavoratori sono fondamentali per l’economia locale, con molti contratti a tempo indeterminato e altri stagionali, e che la revoca dell’accoglienza in piena stagione turistica crea nuovi casi di persone senza casa.

I dati mostrano che la tensione abitativa a Rimini è drammatica: in dieci anni le persone in condizione di homelessness sono passi da 300 a 600, e sono quasi mille le procedure di sfratto avviati, spesso con nuclei familiari con minori. Le richieste presentate alla Prefettura includono la proroga delle revoche ad almeno 60 giorni dalle notifiche, la valutazione caso per caso delle memorie difensive e l’attivazione di progetti abitativi di emergenza.

Casa Madiba e ADL Cobas ribadiscono che avere un lavoro non garantisce automaticamente la possibilità di trovare una casa, soprattutto per lavoratori razzializzati, madri sole con figli piccoli o persone in transizione di genere. La revoca dell’accoglienza nei CAS, in un momento di alta pressione abitativa e turistica, è considerata una decisione assurda e incomprensibile che rischia di lasciare sulla strada migliaia di richiedenti asilo lavoratori.

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