Ryanair rilancia su Forlì, Parma e Rimini e, forte dell’abolizione dell’addizionale municipale nei tre scali minori dell’Emilia-Romagna, annuncia per l’estate 2026 un piano da record con nove nuove rotte e una crescita dell’offerta del 50%.[1][5]
La compagnia irlandese punta invece a frenare su Bologna, dove il nodo non viene attribuito alla tassa comunale ma ai limiti infrastrutturali del Marconi e ai disagi legati ai cantieri di ampliamento e riqualificazione.[1]
A spiegarlo sono stati l’amministratore delegato Eddie Wilson e il direttore Airports and Commercial Finance Ray Kelliher, che hanno presentato quello che definiscono il maggiore operativo estivo mai programmato per l’Emilia-Romagna, con 5,3 milioni di posti complessivi e un’espansione concentrata soprattutto sugli scali minori.[1][5]
Nel dettaglio, Ryanair prevede 20 rotte complessive sui tre aeroporti minori: tre a Forlì, cinque a Parma e 12 a Rimini, con collegamenti nuovi tra cui Cagliari, Londra Stansted, Tirana, Reggio Calabria, Breslavia, Manchester, Colonia e Catania.[1][5]
L’impatto stimato dalla compagnia supera i 660 mila passeggeri l’anno, con oltre 250 mila posti aggiuntivi e più di 370 posti di lavoro supportati sul territorio regionale.[1][5]
Wilson ha anche chiesto al governo di estendere in tutta Italia l’abolizione dell’addizionale municipale, sostenendo che una misura simile favorirebbe ulteriori investimenti, più rotte e una crescita più marcata del traffico aereo.[5][7]
Sul fronte Bologna, la posizione di Ryanair resta netta: la compagnia dice di avere una relazione consolidata con il Marconi, ma insiste sul fatto che per crescere servano maggiore efficienza operativa e una capacità aeroportuale adeguata al traffico.[1]


