L’iter dell’Accordo di associazione tra San Marino e Unione europea si presenta sempre più complicato, intrecciando il dossier europeo con il contenzioso aperto attorno alla vicenda Banca di San Marino e con le tensioni diplomatiche emerse dopo il mancato perfezionamento dell’operazione con il gruppo bulgaro Starcom Holding. Sul piano politico, resta anche il nodo del referendum, mai portato davvero al voto nonostante fosse stato richiesto come strumento di coinvolgimento diretto dei cittadini.
La trattativa con Bruxelles, formalmente chiusa nel dicembre 2023, è arrivata nel frattempo all’esame degli organismi competenti, dopo alcuni aggiustamenti tecnici, tra cui l’addendum richiesto dall’Italia sugli aspetti finanziari. Ma il percorso verso la firma resta rallentato, anche per via delle riserve espresse in sede europea e della posizione della Bulgaria, che avrebbe di fatto congelato il processo in attesa di chiarimenti sulla disputa in corso.
La vicenda bancaria continua infatti ad alimentare il confronto. Il tentativo di cessione della maggioranza di Banca di San Marino al gruppo guidato da Assen Hristov è fallito dopo l’intervento del Tribunale e di Banca Centrale, con il blocco di 15 milioni di euro. Da lì è nato un contenzioso internazionale, con la holding bulgara che annuncia un arbitrato all’ICSID di Washington e chiede un risarcimento fino a 150 milioni di euro.
Sul piano istituzionale, il Governo ha escluso l’esistenza di una trattativa da 60 milioni di euro per chiudere la controversia, ma i dubbi restano alimentati dalle ricostruzioni emerse nelle ultime settimane e dalla delibera che avrebbe avviato il percorso verso una possibile composizione amichevole prima dell’arbitrato. In parallelo, la prospettiva dell’applicazione provvisoria dell’Accordo, ventilata in passato, viene oggi letta come una scelta che ha ridotto il margine negoziale di San Marino.
Il risultato, per chi osserva questa fase, è un quadro di forte incertezza: da un lato un processo europeo che avanza lentamente e senza il consenso politico sperato, dall’altro una vicenda finanziaria e giudiziaria che rischia di condizionare direttamente il dossier più importante per il futuro europeo della Repubblica.


