Giugno è un mese che la letteratura ha raccontato in molti modi: da Rodari, che ne fa la stagione della fine della scuola e delle prime attese d’estate, fino a Carducci, Ada Negri e Pablo Neruda, che lo trasformano in paesaggio, luce, raccolto e poesia. [1][2]
La “Filastrocca del mese di giugno” di Gianni Rodari apre idealmente il mese con il contadino, la falce e il temporale in agguato, un’immagine che richiama il passaggio dalla primavera all’estate e il clima di chiusura dell’anno scolastico. [1][2][4]
Accanto a Rodari, il testo richiama versi di Ada Negri, che in “Ombra d’ali” restituisce un giugno fatto di cielo azzurro, rondini e ombre nere sul muro arroventato, e di Pablo Neruda, che descrive l’estate come abbondanza, frutta matura e polvere morbida. [1]
Carducci, nelle liriche citate, celebra invece giugno come mese dei prati, delle rose, dei giorni lunghi e delle notti chiare, con i campi di grano che ondeggiano come un mare d’oro. [1]
La rassegna passa poi ai libri: “Tre volte giugno” di Julia Glass, “Ma già prima di giugno” di Patrizia Rinaldi, “Giugno” di Gerbrand Bakker e “Martina di Poggio di Giugno” di Astrid Lindgren, proposte che uniscono atmosfere estive, memoria e letture per ogni età. [1]
Sul fronte musicale, il pezzo indica “Giugno ’73” di Fabrizio De André come la canzone più intensa dedicata al mese, seguita da “Melodia di giugno” di Fabrizio Moro e dalla “Canzone dei dodici mesi” di Francesco Guccini, dove giugno diventa sinonimo di maturità, raccolto e nascita. [1]


