Andorra ha promesso un referendum vincolante sull’Accordo di associazione con l’Unione europea, ma per ora non ha fissato una data e non ha ancora predisposto gli strumenti normativi necessari. Lo sostiene Joan Carles Miñana, che invita a distinguere tra il principio del voto popolare e la concreta attuazione della consultazione.
Secondo Miñana, in Andorra il referendum resta legato soprattutto alle riforme costituzionali, mentre su un trattato di questo peso il punto centrale è evitare contrasti tra Costituzione e Accordo. In caso di conflitto, osserva, la priorità formale resterebbe alla Costituzione, ma nella pratica il Paese non potrebbe sottrarsi agli impegni internazionali già assunti.
Il tema del Coprincipato viene descritto come una garanzia storica per l’indipendenza del Paese, più che come un ostacolo all’evoluzione istituzionale. Miñana ammette però che esistono nodi delicati, a cominciare dalla questione dell’aborto, e ritiene che la soluzione debba arrivare attraverso trasparenza politica, confronto chiaro e ricerca di un equilibrio condiviso.
Sul fronte della giustizia, Miñana distingue tra il primo grado, dove i magistrati andorrani operano in un contesto di forte prossimità sociale, e i gradi successivi, nei quali siedono anche giuristi spagnoli e francesi di alto profilo. In un sistema piccolo, afferma, la conoscenza diretta tra cittadini e giudici può diventare un vantaggio se accompagnata da strumenti di astensione, ricusazione e sostituzione nei casi di rapporto troppo stretto.
Guardando a San Marino, Miñana invita i piccoli Stati a pretendere da sé stessi standard più alti dei grandi, perché dispongono di meno margini per correggere gli errori. Per Andorra immagina nei prossimi dieci anni una fase di revisione dell’Accordo, con la necessità di affrontare temi ancora aperti come la circolazione dei capitali, il filtraggio dell’immigrazione e un meccanismo specifico per risolvere le controversie.
Nel suo scenario futuro, Andorra dovrebbe continuare a sviluppare le intese settoriali più utili, senza rinunciare a un modello fondato sulla qualità più che sulla quantità. La priorità, conclude, è preservare il territorio, contenere la crescita della spesa pubblica e valorizzare i settori già forti, dal turismo allo shopping, dallo sci alla natura, puntando anche sull’informatica e sulla comunicazione.


