Freddato per avere difeso la nipote. Dieci anni fa l’omicidio di Petrit Nikolli

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Uno dei delitti più brutali della cronaca riminese recente torna al centro dell’attenzione per l’esito definitivo del processo. Per l’omicidio di Petrit Nikolli, l’idraulico albanese ucciso il 25 maggio 2016 sul lungomare di Rivabella, la giustizia ha confermato la responsabilità dei due fratelli coinvolti nella spedizione punitiva partita da Milano.

Nikolli, 40 anni, fu colpito a morte perché aveva tentato di difendere la nipote ventenne, scappata dalla Lombardia dopo i maltrattamenti subiti dal marito. L’uomo viveva a Rimini con la moglie e tre figli, mentre la moglie era in attesa del quarto.

Le indagini hanno ricostruito un omicidio maturato secondo il cosiddetto codice Kanun, in quella che gli inquirenti hanno definito una vendetta consumata da padre e figli per “lavare l’onta”. In primo grado la Corte d’Assise di Rimini aveva condannato tutti e tre gli imputati, ma in appello i due fratelli erano stati assolti. La Cassazione ha poi annullato quell’esito, rinviando il caso alla Corte d’assise d’appello di Bologna, che nel 2020 ha ripristinato per loro la condanna a venti anni e sei mesi.

Per il padre, già condannato a 25 anni, la pena è rimasta confermata nei vari gradi di giudizio. In memoria di Nikolli, una settimana dopo il delitto fu organizzata anche una manifestazione pubblica in piazza Cavour.

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