Il caso Starcom continua ad alimentare critiche sul sistema giudiziario e regolatorio sammarinese, con accuse molto pesanti che arrivano da ambienti vicini all’investitore bulgaro Assen Christov. Al centro della vicenda c’è la mancata acquisizione della Banca di San Marino e il congelamento dei 15 milioni di euro versati come anticipo.
Secondo questa ricostruzione, l’operazione avrebbe messo in luce falle strutturali incompatibili, a loro avviso, con gli standard richiesti per un futuro ingresso nel mercato unico europeo. Il nodo non sarebbe soltanto finanziario, ma soprattutto istituzionale: la gestione del caso viene descritta come segnata da arbitrarietà, conflitti di ruolo e assenza di reali garanzie di imparzialità.
Tra le contestazioni più gravi figura la concentrazione, nel sistema sammarinese, di funzioni investigative e giudicanti nelle stesse mani, con il rischio di compromettere l’equilibrio del procedimento. Viene inoltre criticato l’uso di rapporti e informative ritenuti incompleti o poco verificati, che avrebbero orientato l’azione delle autorità in modo pregiudiziale.
Un altro punto di scontro riguarda le misure adottate dopo la pubblica denuncia del caso a Bruxelles. Gli investitori sostengono che, in seguito alla scelta di portare la vicenda all’attenzione europea, sarebbero arrivate nuove contestazioni giudiziarie basate su norme di epoca fascista, poi successivamente contestate in appello.
Sul piano internazionale, la vicenda viene letta come una possibile violazione dell’accordo bilaterale sugli investimenti tra Bulgaria e San Marino. Le autorità sammarinesi sono accusate di aver applicato criteri diversi a fondi provenienti dalla stessa operazione, sequestrando quelli depositati su conti riconducibili a Starcom e lasciando invece invariati altri passaggi di denaro.
L’impatto politico è considerevole. Il caso rischia di pesare sul percorso di associazione tra San Marino e Unione europea, già osservato con attenzione da Bruxelles. Per i critici, il dossier Starcom non è una disputa isolata, ma un test sulla tenuta dello Stato di diritto e sulla credibilità del Titano come piazza finanziaria affidabile.


