Adolescenti molto connessi, abituati a usare con frequenza i social network, ma anche attivi sul fronte sportivo: oltre due terzi dichiarano infatti di praticare una disciplina. È il quadro che emerge dalla ricerca condotta su 4.000 studenti delle scuole di primo e secondo grado della provincia di Rimini, presentata al convegno “Adolescenze oggi”.
Lo studio, biennale, nasce dalla collaborazione tra l’Unità operativa Dipendenze patologiche di Rimini e il Dipartimento di Scienze dell’educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università di Bologna. L’indagine approfondisce anche alcuni comportamenti a rischio legati all’uso del digitale, al consumo di alcol, tabacco e sostanze e al gioco d’azzardo, fenomeni che riguardano una minoranza ma che richiedono attenzione educativa e preventiva, soprattutto nelle fasce d’età più alte.
Dalla ricerca emergono anche differenze tra ragazze e ragazzi. Le prime mostrano più spesso fragilità emotive e relazionali, mentre i maschi tendono ad avere comportamenti più esposti sul versante del gaming e dei consumi. Sono stati inoltre elaborati profili di rischio sulla base delle attività praticate nel tempo libero e analizzate alcune componenti di adolescenti meno rappresentate nel campione, come le minoranze di genere e gli studenti con background migratorio.
Un altro elemento centrale riguarda le reti di supporto. In caso di difficoltà, gli adolescenti indicano nei genitori e negli amici le figure più utili, seguite da psicologi, familiari e insegnanti. Un dato che conferma il peso delle relazioni di prossimità e il ruolo educativo della comunità adulta.
La presentazione dei risultati ha voluto offrire anche un momento di confronto tra scuola, istituzioni, sanità, terzo settore e famiglie, per leggere l’adolescenza non solo come età del disagio ma come fase da accompagnare con strumenti condivisi. Gli operatori dell’Ausl hanno sottolineato che la prevenzione efficace richiede un’azione di sistema, capace di mettere in relazione servizi, scuola, enti locali e comunità educante.
Dal Dipartimento di Scienze dell’educazione è emerso inoltre che i bisogni emotivi e relazionali tendono ad aumentare con l’età, in particolare rispetto ad ansia, conflitti interpersonali e percezione di solitudine. Secondo la direttrice della Neuropsichiatria infantile e adolescenziale di Rimini, i servizi devono riorganizzarsi per rispondere al crescente disagio psicologico dei giovani, superando logiche frammentate e costruendo modalità operative realmente condivise.
In questa direzione si inserisce il progetto “Rete Giovani 14-25”, pensato per creare una rete integrata e vicina ai ragazzi, con interventi precoci per il disagio a bassa soglia e la presa in carico delle situazioni più complesse. Per la fascia 13-17 anni sarà attiva un’équipe multiprofessionale per valutazione precoce, triage e attivazione di percorsi individuali e di gruppo.
Sul fronte dei servizi, lo Spazio Giovani resta un punto di riferimento per gli adolescenti tra 14 e 19 anni, con sedi a Rimini, Riccione, Novafeltria e Santarcangelo. Nel 2025 gli accessi sono stati 3.086, con un aumento del 10% negli ultimi due anni. Al suo interno opera un’équipe composta da ostetriche, ginecologi, psicologhe, assistenti sociali e andrologo, per rispondere ai bisogni legati alla sessualità, all’affettività, alla contraccezione, alla gravidanza e al disagio emotivo.


