San Marino, Salute mentale e diritti: appello contro il Protocollo di Oviedo. Attiva-Mente: “No a pratiche coercitive”

GiornaleSM
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Tra meno di due settimane il Consiglio d’Europa dovrà esprimersi in via definitiva sul controverso Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo, un testo che secondo associazioni per i diritti umani, persone con disabilità ed esperti indipendenti rischia di aprire la strada a pratiche coercitive e trattamenti involontari in psichiatria. A rilanciare l’allarme è Attiva-Mente, associazione per la vita indipendente, che in questi giorni ha diffuso una nota pubblica.

Per l’associazione non può esistere una reale tutela della salute mentale se continuano a essere previste forme di coercizione, ricoveri e trattamenti imposti e limitazioni della libertà personale basate sulla disabilità o sul disagio psichico.

Il tema è tornato al centro del dibattito internazionale anche dopo la recente risoluzione approvata dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite su salute mentale e diritti umani. Un passaggio che, secondo Attiva-Mente, conferma un cambio di paradigma già in corso: meno coercizione, più diritti, più autodeterminazione, più sostegni nella comunità e maggiore partecipazione delle persone direttamente interessate.

L’associazione richiama inoltre la coerenza con la Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata anche da San Marino, e invita a seguire con attenzione l’evoluzione del dossier in sede europea.

Nel messaggio diffuso, Attiva-Mente sottolinea che anche San Marino, nel rispetto degli impegni internazionali assunti, è chiamato a valutare con attenzione questo passaggio delicato.

La posizione è netta: la salute mentale non può essere affrontata attraverso il controllo o la limitazione dei diritti fondamentali, ma deve basarsi su ascolto, supporti personalizzati, servizi territoriali, relazioni umane, partecipazione e alternative concrete fondate sulla libertà di scelta.

Con la mobilitazione che cresce in diversi Paesi europei, la decisione del Consiglio d’Europa viene considerata uno snodo decisivo per il futuro delle politiche sulla salute mentale e per l’equilibrio tra tutela sanitaria e diritti fondamentali.

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