L’uscita di un medico qualificato da San Marino non è soltanto una perdita per il sistema sanitario, ma un danno concreto per i cittadini che ogni giorno contribuiscono al funzionamento del Paese con il proprio lavoro e con le proprie tasse.
Il nodo, secondo chi critica la gestione attuale, è che i costi di queste fragilità finiscono sempre sugli stessi: i contribuenti.
La sanità, viene ricordato, non può essere trattata come una voce accessoria del bilancio, da comprimere quando servono risparmi. È un servizio essenziale, che richiede programmazione, investimenti e capacità di trattenere i professionisti.
Quando un chirurgo o un altro specialista decide di lasciare il Titano, il segnale che arriva è pesante: il sistema non riesce a offrire condizioni adeguate e la politica, di fatto, scarica le conseguenze sui cittadini.
Alle criticità sul personale si aggiungono quelle sui tempi di attesa, ritenuti eccessivi anche per prestazioni semplici, con un effetto diretto sulla fiducia nelle istituzioni e sulla qualità dell’assistenza.
Un altro punto contestato riguarda il trasporto sanitario. Per chi ha difficoltà motorie e necessita di raggiungere l’ospedale, il fatto di dover pagare ogni volta l’ambulanza viene definito un paradosso, perché trasforma un diritto in un ulteriore costo.
La richiesta che emerge è netta: chi governa deve garantire una sanità più solida, capace di evitare fughe di professionisti, ridurre le liste d’attesa e tutelare davvero i cittadini.
La salute, viene sottolineato, non è una concessione. È un diritto che va difeso con la stessa serietà con cui i sammarinesi continuano a sostenere il Paese.


