San Marino, la Federazione Pensionati USL: “Manca la lunghissima degenza, famiglie lasciate sole”

AltaRimini
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La mancanza di un reparto di lunghissima degenza all’Ospedale di San Marino torna al centro del dibattito politico e sociale, con la Federazione Pensionati USL che ha lanciato un appello deciso alle istituzioni sammarinesi.

In una nota ufficiale, l’organizzazione sindacale ha segnalato le difficoltà crescenti per le famiglie del Titano che si trovano a gestire pazienti non autosufficienti, spesso senza alternative sostenibili dal punto di vista economico e logistico.

Secondo quanto riportato nel comunicato, l’assenza di un reparto specifico costringe molti pazienti oggettivamente impossibili da gestire tra le mura domestiche a essere trasferiti all’interno delle RSA.

Queste strutture sono ritenute necessarie per affrontare i casi clinici più complessi, ma la Federazione evidenzia come siano a pagamento e dunque non accessibili a tutta la cittadinanza in modo equo.

Il problema principale sottolineato dal sindacato riguarda il peso economico dell’assistenza, poiché se il paziente non dispone di una pensione sufficiente, l’intero carico finanziario ricade inevitabilmente sui familiari.

Questa dinamica metterebbe in discussione il principio di universalità del sistema sanitario sammarinese, che in questo specifico ambito sembrerebbe non rispondere più alle necessità reali della popolazione meno abbiente.

Per molte famiglie la scelta del ricovero in una struttura privata non è infatti libera ma obbligata dalla mancanza di alternative, a meno di non possedere le risorse per allestire un piccolo ospedale privato in casa.

La Federazione Pensionati USL riconosce comunque come positivo il recente intervento normativo sul tema dei caregiver contenuto nel Progetto di Legge sulla Famiglia, che ha introdotto sussidi e contributi figurativi.

Tuttavia rimane una criticità sostanziale legata al momento in cui il ricovero diventa indispensabile per la sopravvivenza stessa del paziente, situazione in cui l’ISS dovrebbe farsi carico delle spese secondo il sindacato.

Un’analoga richiesta di sostegno riguarda l’assistenza domiciliare, con la proposta di riconoscere un sussidio specifico per chi assume una badante ma non riesce a sostenerne interamente il costo mensile.

Tale misura servirebbe non solo a sollevare le famiglie, ma anche a garantire un salario dignitoso a figure professionali che svolgono un lavoro sempre più necessario all’interno della comunità.

L’auspicio finale dell’organizzazione è che lo Stato possa ampliare i servizi esistenti invece di ridurli, soffermandosi sulle sofferenze di chi oggi non può prendersi cura dei propri cari come vorrebbe.

Tra le soluzioni ipotizzate per il futuro, la Federazione suggerisce di valutare nuove partnership con le Università di Medicina, al fine di ampliare le tutele mantenendo come priorità l’assistenza diretta ai cittadini sammarinesi.

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