La politica sammarinese rivela un’abitudine radicata: tentare di imbrigliare chi osa scrivere verità scomode, con reazioni impulsive e quasi pavloviane.
L’ultima sortita del consigliere Tomaso Rossini, che puzza di errore giuridico madornale, emerge come sintomo di un malessere più ampio: intolleranza verso le voci dissidenti, presunzione e un’allarmante ignoranza del diritto internazionale. Rossini, con l’aria di chi si sente onnipotente, minaccia azioni che cozzano contro la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e le sue sentenze, che tutelano la libertà di espressione ben oltre i suoi sogni di controllo.
Contrario all’hate speech come chiunque – ho denunciato e vinto cause per diffamazione – pretendo che le regole valgano per tutti, senza scorciatoie.
Se il Palazzo insiste su una legge anti-odio per mondare social e media, accettiamo la gara, ma a patto che i primi sotto accusa siano i consiglieri del Consiglio Grande e Generale.
Quei tesserini da giornalista, branditi come talismani di superiorità, non impressionano chi, come me, li ha restituiti nel 2012 per non piegarsi a una casta che difende il potere anziché l’informazione libera, come quella di GiornaleSM e Repubblica Sera.
La Corte Edu è chiara: il ruolo di cane da guardia della democrazia, sancito dall’articolo 10, non dipende da albi professionali. Qualsiasi norma locale che lo restringa è illegittima, carta straccia contro la sovranazionale. Zittire un cronista “senza tessera” renderebbe San Marino un’anomalia autoritaria agli occhi del mondo.
Ipocrita invocare decoro e anti-odio dai banchi consiliari, paludi di insulti, fake news e veleni personali. Come tollera un parlamentare immunizzato che infanga cittadini e giornalisti, mentre si legifera contro il dissenso esterno?
Questa doppiezza avvelena la democrazia. La politica combatta l’odio partendo da sé, non usi l’immunità come scudo per lanciare fango impunito.
Proponiamo una svolta: estendere la legge anti-odio ai consiglieri con controllo popolare.
Ogni cittadino denunci abusi di odio o falsità da parte di un eletto.
I Capitani Reggenti, super partes, giudichino in 10 giorni, applicando i criteri Cedu.
Sanzioni severe: multe, sospensione della parola in Aula, censura pubblica.
Consiglieri, firmate o ammettete: la vostra crociata è solo per gagare le critiche, tenendo per voi il monopolio degli insulti.
Ho restituito il tesserino per non avallare questa farsa. Ora tocca a voi: servi del popolo o signori del silenzio?
San Marino osserva.


