L’ultimo report dell’Osservatorio PMI di Confartigianato Emilia-Romagna rivela che a dicembre 2025 il tasso di interesse bancario annuo effettivo (TAE) per le imprese regionali è fermo al 4,43%, il più basso in Italia, ma ancora 168 punti base sopra i livelli pre-2022.
Tuttavia, tensioni geopolitiche in Medio Oriente e prezzi energetici instabili rischiano di riaccendere l’inflazione, spingendo la Bce a politiche più rigide con effetti recessivi sulla manifattura e sugli investimenti.
Le stime di Banca d’Italia confermano il rallentamento: la crescita degli investimenti in macchinari è stata rivista dal +1,6% al +0,5%.
Il credito mostra un paradosso: favorevole alle medie imprese (4,5%), ma oneroso per le piccole (7,6%, divario di 310 punti base); nelle costruzioni sale al 5,36%, contro il 4,20% del manifatturiero.
Il credit crunch penalizza l’artigianato: prestiti alle piccole imprese in calo del 3,7%, per le quasi-società artigiane -10,3% a gennaio 2026; provinciali più colpite Ferrara (-3,9%) e Bologna (-3,2%), mentre Modena cresce del 4,6%.
Malgrado ciò, la transizione digitale resiste: il 70,7% delle imprese ha investito (+3,9 punti sul 2024), quota al 67,6% tra le micro-piccole.
Nell’artigianato, il 32% ha puntato su rinnovamento macchine (46%), tecnologie innovative (28%) e software (26%).
Per il 2026, l’Emilia-Romagna affronta incertezze, ma la resilienza innovativa delle PMI può mitigare il peso del credito selettivo.


