L’inno di San Marino verso l’ufficializzazione. In Consiglio polemiche sul cambio del testo

San Marino RTV
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Ieri pomeriggio ha preso il via in Consiglio Grande e Generale l’iter per formalizzare con legge l’inno di Stato della Repubblica di San Marino, rendendo ufficiali spartito e testo. La proposta, avanzata dalla Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, attua la legge costituzionale n. 2 del 26 settembre 2025, che aveva già elevato l’inno tra i simboli nazionali accanto a stemma e bandiera.

Fino a oggi l’inno, composto da Federico Consolo nel 1894, era privo di parole ufficiali, nonostante un riadattamento dell’ode di Giosuè Carducci pronunciata per l’inaugurazione del Palazzo Pubblico. Quel testo, insegnato nelle scuole e cantato in occasioni come il Gran Premio di MotoGP del 2015 da Monica Hill, non è mai stato adottato dal governo.

La novità principale è il testo rivisto nelle strofe finali. Quello tradizionale recitava: «Oh antica Repubblica, onore a te virtuosa, onore a te… Con la vita e gloria d’Italia, oh antica Repubblica, onore a te». La versione proposta diventa: «O antica Repùbblica, onóre a Te, virtuósa, onóre a Te. Tèrra di Libertà perpètua, glória a Te, fidènte, glória a Te. Libertà, dóno del Sànto, custodìta fedelménte, séme d’amóre véro, sincèro e generóso, vìvi etèrna! Onóre a Te!».

Il Segretario di Stato Luca Beccari ha spiegato le motivazioni: mancava una normativa per l’inno, a differenza di stemma e bandiera, con esecuzioni musicali a volte imprecise e testo non ufficiale. Una commissione, guidata dalla professoressa Meris Monti e partita da un’iniziativa del Congresso Militare e della Banda Militare, ha adattato il tutto per uniformità e identità chiara.

L’opposizione ha criticato. Gaetano Troina (D-ML) ha definito il testo troppo sintetico e distante dalla tradizione scolastica, chiedendo audizioni. Fabio Righi (D-ML) ha invitato a un approfondimento, sottolineando la valenza storica eterna. Giovanni Zonzini (Rete) ha contestato il «dono del Santo» come leggendario, proponendo un riferimento alla conquista quotidiana della libertà sammarinese.

Dalla maggioranza, Manuel Ciavatta (PDCS) ha difeso il richiamo al Santo come radicato nella storia, giustificando l’eliminazione di «gloria d’Italia» come atipica e notando errori da correggere nello spartito.

Beccari ha replicato rassicurando: in prima lettura, senza fretta, si tratta di un adattamento tecnico per allineare testo e musica, simile alla formalizzazione tardiva dell’inno italiano. L’obiettivo è dare dignità uniforme al simbolo statale.

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