RETE torna a denunciare con forza il tentativo della Maggioranza di occultare le responsabilità politiche nel cosiddetto “caso pedofilo” a San Marino.
Il movimento politico accusa esponenti di governo di voler minimizzare le implicazioni di uno scandalo che coinvolge figure di spicco, tra cui un vice direttore di telegiornale e un’insegnante di liceo, arrestati per reati gravi come violenza sessuale su minori, pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico.
RETE sottolinea che la reticenza nel pubblicare i nomi, motivata dalla tutela delle vittime secondo la Carta di Treviso del 1990, non può giustificare un insabbiamento politico.
Quel protocollo deontologico, firmato per proteggere i minori vulnerabili, vieta la divulgazione di identità che potrebbero indirettamente identificare le vittime, come accaduto nel caso del quotidiano Libero nell’estate 2000, che portò alla radiazione del direttore Vittorio Feltri.
Oggi, però, RETE insiste: con l’identificazione delle vittime impossibile, i cittadini hanno diritto a un’informazione completa sui responsabili, senza veli sulle responsabilità politiche evidenti.
La Riforma Cartabia, depotenziando il ruolo dei giornalisti come guardiani della democrazia, aggrava il problema, ma non cancella l’obbligo di trasparenza.


