Resta acceso il dibattito sulla vicenda del cittadino sammarinese che, pur avendo a proprio carico una condanna definitiva in Italia per abusi e violenza su minori, ha continuato a prestare servizio all’interno di una struttura scolastica.
L’approdo in Aula del progetto di legge presentato dalle opposizioni per l’istituzione di una Commissione d’Inchiesta ha visto la maggioranza optare per un cambio di rotta, dirottando le indagini verso la sola ricerca di eventuali responsabilità amministrative.
Questo atteggiamento viene interpretato come una chiara mancanza di volontà nell’approfondire i contorni di una vicenda che meriterebbe invece la massima trasparenza, sollevando dubbi sull’effettiva priorità data alla tutela dei minori coinvolti.
Di fronte alla gravità dei fatti emersi, risultano difficili da accettare il silenzio e la fretta dimostrati nel voler archiviare il caso, evitando di analizzare quelle che appaiono come innegabili responsabilità di natura politica.
Il timore espresso è che si sia riproposto il consueto schema di gestione del potere, dove il ricorso a conoscenze influenti permette di ottenere favori e soluzioni opache in cambio di consenso elettorale, nell’ombra delle istituzioni.
Si fa strada la convinzione che, analogamente a quanto ipotizzato in altri episodi controversi del passato, il soggetto in questione abbia potuto beneficiare di coperture ad alto livello per muoversi indisturbato in Repubblica nonostante i suoi precedenti.
Risulta infatti inspiegabile come un individuo condannato per reati così infamanti abbia potuto trovare impiego in una scuola senza che scattassero i dovuti controlli, se non ipotizzando una rete di protezione consapevole.
Mentre una parte della politica e la cittadinanza chiedono a gran voce che venga fatta piena luce sulla verità dei fatti, l’attuale Esecutivo sembra preferire una linea di prudenza che agli occhi di molti appare come timore del confronto.


