San Marino – Caso pedofilo e commissione di inchiesta: la maggioranza frena. L’opposizione “si vuole insabbiare”

Libertas
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La gestione del caso del pedofilo sammarinese condannato in Italia divide profondamente il Consiglio Grande e Generale. Le opposizioni contestano duramente le scelte del Governo, denunciando ritardi nell’applicazione delle misure di tutela e opacità procedurale.

Gaetano Troina e gli altri esponenti della minoranza puntano il dito sulla commissione tecnico-amministrativa, definita inadeguata a fare piena chiarezza. La principale accusa riguarda i tempi: dal 18 giugno, quando la Segreteria per la Giustizia ricevette comunicazione della condanna definitiva, al 23 agosto nessun intervento di precauzione fu adottato per proteggere i minori. Sara Conti sottolinea che “la Segreteria sapeva da giugno e non è stato fatto nulla”, mentre dalla Rete emergono sospetti ancora più gravi su possibili coperture istituzionali.

Dalla maggioranza, Stefano Canti si difende affermando di aver agito con trasparenza nel rispetto dei vincoli normativi e internazionali. Manuel Ciavatta sostiene che lo strumento tecnico rimane utile per identificare lacune legislative, mentre Luca Lazzari riconosce le criticità ma giustifica la scelta come “meno invasiva” su una materia complessa.

Lo scontro rivela una frattura profonda su come affrontare una vicenda che tocca questioni sensibili di sicurezza, trasparenza amministrativa e protezione dell’infanzia. Il dibattito resta acceso senza che emergano convergenze significative tra i blocchi politici.

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