“Uomo all’Avana”, terne di “amici” e sospetto di condanne a orologeria: se il Giudice a Strasburgo non lo sceglie il popolo, perderà sempre San Marino

GiornaleSM
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Nel salone del Kursaal aleggia una tensione palpabile, tra i banchi della DC e i caffè amari, evocando l’ombra intrigante dell’Uomo all’Avana. È il ritratto tracciato dall’ex Segretario di Stato alla Giustizia Massimo Ugolini per alludere, senza nominarlo esplicitamente, al giudice sammarinese alla CEDU Gilberto Felici.

Non si tratta di un attacco personale, ma di un’analisi su come sospetti, fondati o meno, minino la credibilità del Paese. Quando la Corte di Strasburgo appare non come baluardo dei diritti, ma come arena di faide interne, a rimetterci è la dignità di San Marino.

Nei fascicoli processuali emerge un pattern: nel caso Fabbri, Felici ha insistito per la condanna dello Stato, opponendosi alla maggioranza dei colleghi non sammarinesi che, nella Grande Camera, hanno assolto il Titano. Posizione legittima e coerente, ma isolata.

Analogo l’episodio del processo Mazzini nel 2017: condanne in primo grado che travolsero politici locali, seguite da assoluzioni in appello anni dopo, proprio mentre Felici approdava a Strasburgo.

La Commissione d’Inchiesta CIS del 2020 aggiunge dettagli: Felici ammise un legame di amicizia e stima con Nicola Renzi, figura chiave della politica di allora. Nulla di illecito, ma in un contesto ristretto come San Marino, tali connessioni alimentano dubbi.

La nomina a Strasburgo avviene per proposta governativa di una terna politica, eletta dal Consiglio d’Europa. Un sistema intrinsecamente politicizzato, esposto a sospetti di fedeltà partitica.

Per spezzare questo circolo, urge una svolta: elezione diretta dei cittadini per la terna di candidati, da sottoporre poi al Consiglio. Solo un giudice scelto dal po

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