Al comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale si è registrata la massima tensione sul nodo giustizia, innescata dalle recenti pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Simoncini. La CEDU ha condannato San Marino per l’applicazione retroattiva di norme e irregolarità nel procedimento disciplinare nei confronti di Massimiliano Simoncini, un magistrato declassato in autotutela con pesanti ripercussioni sulla carriera e sulla vita privata.
La quinta sezione della Corte, con decisione unanime dei sette giudici – tra cui il sammarinese Gilberto Felici, la cui ricusazione è stata respinta – ha ravvisato violazioni dell’articolo 6 sulla equità processuale e dell’articolo 8 sul rispetto della sfera personale. Lo Stato dovrà erogare 150.000 euro per danni patrimoniali e non patrimoniali, più 10.000 euro per spese legali, salvo appello alla Grand Chambre.
Intanto, ieri sono stati eletti i quattro magistrati del Consiglio Giudiziario per il quadriennio 2026-2030, in un contesto di dibattito sulle riforme disciplinari pubbliche. Nessun commento dall’Avvocatura di Stato, mentre la difesa di Simoncini prende atto senza approfondimenti.
Il caso, che ha visto Simoncini ricorrere dopo aver esaurito i gradi interni, solleva interrogativi su leggi retroattive e garanzie nel settore pubblico, imponendo una riflessione urgente sulle norme di disciplina.


