Passeggiando ieri per le vie della Città di San Marino, ho rinnovato l’ammirazione per questo luogo unico, che incanta ancor più i turisti in arrivo sul Monte Titano.
Ricordando i giochi d’infanzia, noto come gli spazi siano migliorati esteticamente, ma l’atmosfera si sia appesantita: più benessere materiale, ma solitudine diffusa, alimentata dal consumismo e dal culto del denaro.
Manca il senso di comunità e di appartenenza alla Repubblica, sostituito da apparenze e mediocrità, mentre i valori fondanti della nostra storia si affievoliscono.
La politica, indebolita, si limita a beghe quotidiane, succube di lobby economico-affaristiche, come nei casi Conto Mazzini, Confuorti e la tentata vendita della Banca di San Marino con il Piano Parallelo.
La storica diplomazia sammarinese, sobria e bilaterale, è svanita in un’ossessione per l’associazione all’Ue, che ci lega mani e piedi senza alternative, in un’attesa paralizzante dal dicembre 2023.
Servirebbe un conservatorismo nobile, radicato in tradizioni e specificità, invece di trattare con superficialità neutralità, cittadinanza e ospitalità.
Tutto è ovattato: riunioni segrete, informazioni parziali, cittadini esclusi e referendum ostacolati.
Non sorprende il distacco dal Paese: i sammarinesi sembrano dormienti di fronte a questa fortuna millenaria, priva di eroi o martiri, bisognosa solo di normalità semplice.


