Cento anni vissuti senza risparmiarsi, tra i sacrifici imposti dalla guerra, il lavoro nei campi e le difficoltà di una vita segnata anche da lutti profondi. Luisa Tosi ha spento le cento candeline il 12 maggio e domenica 17 la famiglia le ha dedicato una festa all’Hotel 2000, locale di proprietà di una delle figlie, dove si sono ritrovate tre generazioni.
Per l’occasione sono arrivati anche gli auguri dell’amministrazione comunale. L’assessore Juri Magrini e il sindaco Jamil Sadegholvaad hanno portato il saluto della città, con un omaggio floreale consegnato personalmente alla centenaria.
Nata nel 1926, Luisa Tosi conserva una memoria viva del Novecento italiano. Durante la Seconda guerra mondiale la sua famiglia viveva in una casa colonica a San Vito, a ridosso di un accampamento tedesco: le giornate trascorrevano spesso ospiti dei vicini, mentre la notte si cercava riparo nei rifugi scavati nel sottosuolo.
In quegli anni arrivò anche il dolore più grande, con la morte del fratello, partito per una missione militare in Germania e mai più tornato. Un vuoto rimasto impresso nella storia familiare, dentro una generazione costretta a fare i conti con la guerra e con le sue conseguenze.
Rimasta vedova a 43 anni, con tre figlie da crescere, Diana, Patrizia e Marta, Luisa si è rimboccata le maniche e ha continuato a lavorare come operatrice socio-sanitaria, affrontando da sola responsabilità e sacrifici. Una vita di tenacia, portata avanti con discrezione e forza.
Solo più tardi, raggiunti i 55 anni, ha trovato il tempo per viaggiare, visitando tutte le capitali europee e arrivando fino in India a 69 anni. Oggi attorno a lei ci sono sette nipoti e l’affetto di una comunità che ha voluto celebrare non solo un traguardo anagrafico, ma una storia che parla anche alla memoria collettiva.


