Una Biennale costruita sulle tonalità minori, sulle frequenze basse e su un ascolto più sommesso e introspettivo. La curatrice Koyo Kouoh ha immaginato una mostra che intreccia memoria, rumore e grandiosità, trasformando Venezia in una partitura diffusa tra i Giardini e le Corderie dell’Arsenale.
I 111 artisti selezionati, con un solo italiano, Theo Eshtu, portano al centro una visione politica radicata nei contesti locali e nelle biografie personali. Il percorso mette in primo piano riti afroatlantici, tensioni contemporanee e una lettura del presente che sposta il baricentro dell’arte fuori dall’Europa e, forse, anche dagli Stati Uniti.
Ai Giardini la mostra assume la forma di un organismo vivo, tra presenze floreali e installazioni che pulsano nello spazio. All’Arsenale, invece, il progetto si presenta come una processione aperta, senza un tracciato imposto, da comporre liberamente lungo un percorso visivo e concettuale che invita a un’esperienza non lineare.
Dentro questa geografia espositiva trova posto anche San Marino, alla Tana Art Space di Fondamenta de la Tana. Qui la Repubblica è rappresentata da Mark Francis con Sea of Sound, progetto curato da Luca Tommasi, in cui la pittura diventa materia sonora e il colore si traduce in frequenza.
Il lavoro dell’artista nordirlandese si sviluppa come un mare di suono, un equilibrio tra tinte, ritmi e vibrazioni. Nel film Listening Field, le immagini si muovono in sette minuti come in una sequenza musicale, offrendo una sintesi intensa tra visione e ascolto.


