Un colossale giro di truffa aggravata, corruzione e infiltrazioni mafiose è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Ancona con l’operazione battezzata “Ricostruzione”. L’inchiesta, coordinata dalla Dda, ha portato all’esecuzione di otto misure di custodia cautelare in carcere e ha coinvolto complessivamente 51 indagati, con un sequestro di beni che ha toccato quota 57 milioni di euro.
Le indagini hanno fatto emergere un sistema illecito ramificato che ha colpito non solo la ricostruzione privata post-terremoto, ma anche appalti pubblici gestiti da Regione Marche, Erdis Marche e Università di Camerino. L’attività investigativa del Nucleo di polizia economico-finanziaria ha visto impegnati 230 militari in oltre 50 perquisizioni distribuite su tutto il territorio nazionale, incluse le province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i fondi destinati alla rinascita dei territori colpiti dal sisma venivano intercettati attraverso lavori subappaltati a soggetti legati alla criminalità organizzata calabrese e campana. Parallelamente, è emerso un filone dedicato a condotte corruttive che vedevano protagonisti pubblici ufficiali e imprenditori. Oltre ai provvedimenti di arresto, il Gip del Tribunale di Ancona ha disposto l’interrogatorio preventivo per altri cinque soggetti.


