San Marino – Rollover, Demos frena gli entusiasmi per la sostituzione del debito con altro debito

Libertas
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Demos, nel suo ultimo intervento, lancia un appello alle forze riformiste evidenziando tre segnali allarmanti che non possono essere sottaciuti nella gestione del futuro di San Marino.

Il primo riguarda il recente collocamento di un bond da 350 milioni di euro a cinque anni, con un tasso vicino al 3,7 per cento e una domanda di mercato ventupla rispetto all’offerta. Se il governo celebra il successo, Demos invita a una pausa di riflessione: quel tasso implica quasi 13 milioni di interessi annui pagati dai sammarinesi a investitori esteri, mentre i fondi locali e gli imprenditori del Titano sono stati esclusi. Non si tratta di liquidità carente, ma di un debito persistente che non cala, con il vecchio bond al 6,5 per cento ancora in essere fino al 2027. Rifinanziare non riduce l’indebitamento, semmai lo prolunga a beneficio dei mercati internazionali.

Il secondo segnale è l’aggressione al direttore dell’AASS, Marcello Forcellini, avvenuta nel suo ufficio da parte di un utente con bollette arretrate e contatori staccati. Demos esprime solidarietà totale e condanna l’atto, ma sottolinea il contesto di disagio sociale in crescita: famiglie in difficoltà non pagano per scelta, ma per necessità. Lo Stato risponde con distacchi privi di supporto, alimentando tensioni. Servono leggi per tutelare i vulnerabili, distinguendo chi non può da chi non vuole, con procedure diverse per famiglie e imprese.

Il terzo è il comunicato della maggioranza che scarica su Repubblica Futura le responsabilità delle criticità giudiziarie attuali, a dieci anni di distanza. Demos non difende errori passati di RF, ma contesta una narrazione semplicistica: i problemi della giustizia sammarinese derivano da decenni di gestioni politiche condivise da quasi tutti i partiti, inclusi quelli al governo oggi. Usare capri espiatori è propaganda, non chiarezza, e le forze riformiste non devono avallarla per non erodere la fiducia nelle istituzioni.

Demos conclude chiedendo una politica coraggiosa, capace di affrontare realtà finanziaria, sociale e istituzionale senza scorciatoie narrative. È tempo che i riformisti usino gli strumenti a disposizione.

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