Il confronto in Consiglio sulla Commissione d’inchiesta per il cosiddetto affaire bulgaro continua a dividere maggioranza e opposizione, con accuse reciproche di tattiche dilatorie e di scarsa volontà di arrivare rapidamente a un’indagine condivisa.
Secondo l’opposizione, e in particolare Rete, la maggioranza starebbe cercando prima di rinviare e poi di controllare la Commissione, svuotandone di fatto l’efficacia. Nel mirino finisce soprattutto la Dc, indicata come il partito più esposto nella vicenda, ma anche Libera e Psd, accusati di non prendere le distanze e di sostenere una linea di rinvio.
Rete contesta la scelta di non discutere subito la proposta avanzata dalle opposizioni e giudica grave l’impostazione che ha portato a spostare la partenza dei lavori prima a gennaio 2027 e poi, dopo le pressioni politiche, al 1° settembre. Per il movimento, il cambio di data non modifica la sostanza: si starebbe solo guadagnando tempo.
Nel comunicato si richiama anche l’intervento del segretario alla Giustizia, Stefano Canti, che in Aula avrebbe parlato di indagini in chiusura entro fine mese. Da qui la domanda delle opposizioni: perché non avviare subito la Commissione, come chiesto per il 1° giugno, invece di attendere ancora mesi?
Rete rivendica una Commissione paritetica e immediatamente operativa, sostenendo che l’obiettivo debba essere accertare le responsabilità politico-amministrative legate alla tentata vendita di Bsm al gruppo Starcom, senza sovrapporre questo lavoro a quello della magistratura.
Nel mirino anche il timore che l’intera vicenda venga ridotta a una questione da rinviare nel tempo, mentre per l’opposizione restano aperti i nodi centrali: chi ha portato il gruppo bulgaro a San Marino, chi ha sostenuto l’operazione e quali passaggi autorizzativi abbiano accompagnato la trattativa.
Per Rete, la vicenda ha già prodotto danni all’immagine del Paese, al sistema bancario e ai rapporti internazionali, oltre a pesare sul percorso dell’Accordo di associazione con l’Unione europea. Da qui l’accusa alla maggioranza di voler arrivare alla verità “a rate”, seguendo i tempi di chi, secondo l’opposizione, questa situazione l’ha generata.


