Gilberto Ghiotti fa ritorno nel Consiglio d’Amministrazione della Cassa di Risparmio di San Marino, in questo maggio 2026. Esattamente diciassette anni dopo l’arresto notturno del 2009, la nomina segna una svolta simbolica per la Repubblica.
L’ex presidente, coinvolto nell’inchiesta Varano coordinata dal pm forlivese Di Vizio, ha trascorso diciotto giorni in carcere, mesi ai domiciliari e anni sotto il peso di un procedimento giudiziario. La sentenza del giugno 2025 ha archiviato il caso con la formula “il fatto non costituisce reato”.
La parabola di Ghiotti è emblematica: dal passato nel Partito Comunista sammarinese, con formazione in Unione Sovietica, ai vertici del principale istituto finanziario del Paese. Accanto a Mario Fantini, promosse il Gruppo Delta come strategia per trasformare San Marino in un polo finanziario autonomo, capace di generare ricchezza interna senza ricorrere a debiti esteri.
Quel progetto fu interrotto dall’indagine, descritta come “giustizia-spettacolo”. Oggi, con emissioni di titoli al 3,7% celebrate come successi, emerge il rammarico per le opportunità mancate.
La proposta di reintegro è partita da Repubblica Futura, con Nicola Renzi in prima linea. Dalle opposizioni, RETE e Libera denunciano un “Stato-bancomat” per vecchie glorie, in un dibattito acceso su ipocrisie politiche.
Il caso Ghiotti evidenzia un problema più ampio: competenze esperte emarginate per timore o opportunismo, mentre mediocrità avanza. Risorse legate a inchieste come quella sulla “Cricca” di Banca CIS restano in panchina.
Questa nomina dimostra che avvisi di garanzia e processi non equivalgono a condanne definitive, aprendo spazio a una “restituzione morale” per chi ha competenze al servizio della sovranità economica sammarinese.


