A San Marino l’allarme per il costo delle badanti è in netto aumento: negli ultimi due-tre anni le retribuzioni sono salite da 850-900 euro mensili a 1.300 euro, rendendo l’assistenza domiciliare un onere insostenibile per molte famiglie, in particolare quelle con pensionati.
La Fups Csdl, che supporta le richieste di aiuto per anziani e familiari, punta il dito sulle disparità previdenziali con l’Italia. Qui le badanti sono inquadrate come collaboratrici, senza diritti come indennità di malattia, ferie pagate o disoccupazione, mentre in Italia godono di pieno status di lavoratrici subordinate.
Le conseguenze si vedono nelle pensioni: chi lavora oltre frontiera arriva a 800-900 euro mensili, contro i 150-200 euro medi sul Titano, grazie al metodo contributivo. Questo squilibrio spinge le badanti a richiedere salari più alti per compensare.
La riforma Igr del 2025 aggrava il quadro: l’eliminazione degli abbattimenti forfettari fa balzare le tasse da 100 a 800-1.000 euro annui, costi che ricadono sulle famiglie degli assistiti, dato che le badanti hanno vitto e alloggio coperti.
Ivan Toni, segretario Fups Csdl, denuncia il silenzio dell’Ufficio Tributario sulla richiesta di esenzioni fiscali per non autosufficienti, con un certificato medico di base come prerequisito. Intanto, le pensioni non adeguate all’inflazione post-Covid erodono il 15% del potere d’acquisto.
Risultato: il 90% degli anziani con badante dipende dal sostegno economico di figli e parenti, in un contesto di crescenti difficoltà socio-sanitarie.


