Sessanta milioni di euro. È questa la cifra indicata da Motus Liberi nella sua interpellanza come possibile importo di una trattativa stragiudiziale in corso tra San Marino e il gruppo di Assen Christov.
Il Segretario di Stato Luca Beccari, destinatario dell’atto, non ha confermato né smentito. Un silenzio che lascia aperti gli interrogativi centrali: se la trattativa esiste, chi paga e in che modo?
Un bonifico diretto dallo Stato a Starcom Holding appare uno scenario improbabile. Banca di San Marino ed Ente Cassa di Faetano sono soggetti formalmente privati, non compaiono nel bilancio pubblico e potrebbero diventare il veicolo attraverso cui far passare un eventuale accordo senza un esborso diretto della finanza pubblica.
Gli scenari possibili sono sostanzialmente tre. Il primo: ECF, che ha venduto la banca a Christov, riconosce un indennizzo per il mancato closing. In questo caso si tratterebbe formalmente di una controversia tra privati, ma nella sostanza di una chiusura politica di una vicenda che coinvolge anche un procedimento penale e un membro del governo il cui padre firmò quel contratto.
Il secondo: i 15 milioni sequestrati vengono svincolati. Non sarebbe un pagamento in senso stretto, ma la revoca di una misura cautelare, con il risultato di restituire i fondi al gruppo interessato senza un versamento diretto dello Stato. Una strada che, per le sue implicazioni istituzionali e d’immagine, appare difficile da percorrere.
Il terzo, e forse il più realistico, è un accordo complessivo costruito su più elementi: svincolo del sequestro, indennizzo di ECF e copertura delle spese legali. Nessuna singola voce apparirebbe come un pagamento pubblico, ma la somma degli atti produrrebbe di fatto l’esborso ipotizzato.
In questo schema, il procedimento penale si chiuderebbe per via indiretta e l’eventuale arbitrato internazionale non arriverebbe mai a formalizzarsi. Tutti salverebbero la faccia, tranne i cittadini sammarinesi, che rischierebbero di pagare senza sapere con precisione quanto, a chi e attraverso quali soggetti.
Le domande che restano aperte sono concrete. ECF è stata coinvolta in trattative con il gruppo Christov dopo il blocco dell’operazione BSM? Banca di San Marino ha ricevuto indicazioni o pressioni da parte di organi istituzionali? Il Congresso di Stato ha mai discusso, anche informalmente, l’uso di ECF o BSM come strumenti per una soluzione stragiudiziale?
E ancora: Marco Beccari padre, che ha firmato il contratto di vendita, è stato sentito dalla magistratura? Ha preso parte a successive trattative dopo il blocco dell’operazione? Se così fosse, il tema del conflitto di interessi di Luca Beccari assumerebbe una dimensione non più solo politica, ma anche giudiziaria.


