Rimini, a processo la coppia che forzò le nozze della figlia: la vittima segregata e drogata

REDAZIONE
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Sarà il tribunale di Rimini, il prossimo 20 ottobre, a fare luce sulle drammatiche vessazioni subite da una ragazza costretta dai genitori a un matrimonio combinato. Il gup Raffaella Ceccarelli presiederà l’udienza del procedimento con rito abbreviato condizionato a carico di un uomo di 55 anni e una donna di 42, originari del Bangladesh ma residenti in Romagna.

La vicenda, emersa grazie all’inchiesta Saman2 coordinata dal pm Davide Ercolani e condotta dai carabinieri, risale al dicembre 2024. La giovane, 21 anni, era stata indotta a tornare nel paese d’origine per unirsi a un uomo molto più grande di lei. Una volta lì, la ragazza è stata segregata in un appartamento per dieci giorni, privata dei documenti e del telefono, oltre che costretta ad assumere sonniferi e tranquillanti per favorire i rapporti con il consorte, con il solo scopo di ottenerne una gravidanza.

La vittima, giunta in Italia a 7 anni, è riuscita a chiedere soccorso tramite un’amica, coinvolgendo i servizi sociali e le forze dell’ordine che hanno portato all’arresto dei genitori. Attualmente, la giovane risiede in una comunità dopo aver rifiutato le imposizioni culturali della famiglia. In vista del dibattimento, gli avvocati difensori, Valentina Vulpinari e Maurizio Ghinelli, hanno depositato la documentazione relativa al risarcimento, che include la donazione di un appartamento in Bangladesh in favore della ragazza, accettata tramite la sua legale, l’avvocata Monica Miserocchi.

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