Residenze d’élite a San Marino: se l’invidia social espelle il buonsenso, il debito pubblico affoga la Repubblica… di Enrico Lazzari

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Il Congresso di Stato brinda all’arrivo di 18 nuovi campioni sportivi a San Marino nei primi sei mesi del 2026, arricchendo una già nutrita schiera di talenti giunti nel 2024 e 2025. Sui social, però, serpeggia il solito mugugno: per alcuni, il vero scandalo non è il debito pubblico da oltre 1,1 miliardi di euro, ma il fatto che il mercato immobiliare segua logiche reali, con affitti ben oltre i mitici 300 euro mensili.

Evocano la “Montecarlo dei poveri” o un settore “inquinato”, ma da cosa? Dalla domanda che spinge i prezzi? Pretendere canoni irrisori su immobili da 400mila euro non è equità, è ignoranza economica. Meglio attaccare gli atleti che portano capitali freschi da Usa, Giappone o piste mondiali, anziché chi ha dissolto ricchezze locali nei disastri bancari del passato.

La residenza al 7% non è un favore ai ricchi: genera entrate per arginare il cratere debitorio, foraggiato da esperimenti falliti come quelli di Adesso.sm. Immaginate Valentino Rossi: con 400 milioni di guadagni tassati al 7%, avrebbe versato 28 milioni, cancellando il 4% del debito estero.

Senza questi flussi – oneri ISS, consumi d’élite – le tasse sul lavoro salirebbero dal 20% al 30-40%. Chiudere le porte manderebbe i campioni ad Andorra o Monaco, lasciando solo debiti e lamenti online. La vera minaccia è l’invidia social, che rischia di affondare il buonsenso più del rosso in bilancio.

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