PEDRO, il campione silenzioso che ha vinto tutto: tra le macerie di Milan e Juve brillano Roma e Como… di FABRIZIO MAFFEI Direttore

GiornaleSM
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La stagione di Serie A si è chiusa con colpi di scena pesanti: il Milan è crollato proprio all’ultimo atto, con conseguenze immediate sul fronte tecnico e dirigenziale, mentre la Juventus ha vissuto un finale altrettanto amaro. In controtendenza, Roma e Como hanno centrato la qualificazione in Champions League, ribaltando pronostici che fino a poche settimane prima le davano fuori dalla corsa.

Il riconoscimento più forte, però, va al Como di Cesc Fabregas, capace di trasformare un progetto giovane in una realtà da copertina. La filosofia del club è chiara: confermare il gruppo, aggiungere tre o quattro innesti di livello internazionale e alzare ancora l’asticella senza snaturare l’identità costruita fin qui.

Ma la vera storia da raccontare è quella di Pedro, che a quasi 39 anni ha salutato il calcio dopo l’ultima gara con la Lazio, chiusa con una vittoria sul Pisa. Lo spagnolo lascia il campo con un messaggio semplice e definitivo: ha vinto tutto.

Il suo palmarès è infatti straordinario: con il Barcellona ha conquistato Champions League, Liga, Coppe del Re, Supercoppe di Spagna, Supercoppe europee e Mondiali per club; con il Chelsea ha aggiunto Premier League, FA Cup ed Europa League; con la nazionale spagnola ha completato la collezione con Mondiale ed Europeo.

La sua carriera parte da Tenerife, da una famiglia modesta e da un talento che si è imposto presto nonostante un fisico minuto. Il passaggio decisivo arrivò con il Barcellona, ma soprattutto con Pep Guardiola, che ne intuì subito intensità, duttilità e intelligenza tattica, impedendone la cessione e trasformandolo in un elemento fondamentale del nuovo corso blaugrana.

Da lì in poi Pedro è diventato molto più di un’ala offensiva: un uomo squadra, discreto fuori dal campo e decisivo dentro, fino al sextuplo del 2009 e ai trionfi successivi. Il suo addio chiude una carriera costruita senza clamore ma piena di vittorie, e non è escluso che il Tenerife, il club delle origini, possa rappresentare l’ultimo capitolo di una storia già completa.

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