L’opinione – Dare a ciascuno il suo. Il senso perduto del diritto

Libertas
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Il dibattito pubblico a San Marino resta acceso da mesi su questioni spinose come l’affare bulgaro e i casi di morale pubblica, temi che dividono profondamente la società.

Questi argomenti non sono isolati, ma rivelano problemi più ampi nella giustizia e nel funzionamento delle istituzioni democratiche. La giustizia dovrebbe fondarsi sul principio di dare a ciascuno ciò che gli spetta, priorizzando la sostanza sulle mere formalità legali.

Troppo spesso, però, si privilegia il rispetto pediscolo di procedure e tempistiche, ignorando il senso di insoddisfazione che pervade i cittadini. Come il sabato è per l’uomo e non viceversa, così la giustizia deve servire le persone, non schiavizzarle con la burocrazia.

Questa deriva genera sfiducia: la politica promette, ma non risponde al dolore individuale né alla fame collettiva di equità. Urge una rieducazione al senso di responsabilità, partendo dalla scuola, per instillare nei giovani non solo doveri personali, ma anche un impegno civico condiviso.

Bisogna osare dire le verità scomode, sfatare miti e coinvolgere le nuove generazioni nelle vicende della Repubblica. La classe dirigente deve ascoltare la volontà popolare quando si esprime con forza e chiedersi: qual è il vero bene del popolo sammarinese?

Rispondere alla domanda di giustizia per famiglie e cittadini è imperativo, pena il rischio di trasformare lo Stato in una mera facciata. Ricorda Sant’Agostino nella Città di Dio: senza giustizia, gli Stati non sono che bande di ladri, grandi o piccole, dove l’impunità premia i potenti come pirati con flotte imponenti.

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