Kebab dell’orrore a Riccione: condannata la famiglia di gestori per caporalato

REDAZIONE
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Confisca di beni per oltre 23.200 euro e condanne comprese tra i 2 anni e 4 mesi e un anno e 8 mesi. Si è concluso così il giudizio abbreviato davanti al gup di Rimini, Raffaele Deflorio, nei confronti di padre, madre e figlio di nazionalità turca, titolari di un’attività di ristorazione nella Perla Verde. Gli imputati sono stati ritenuti colpevoli di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, minacce e lesioni personali.

Il quadro probatorio, delineato dai carabinieri di Riccione e dal Nucleo Ispettorato del Lavoro tra il 2022 e il 2023, ha svelato condizioni disumane per i dipendenti extracomunitari, costretti a turni massacranti di 18 ore, privi di riposo e sotto il monitoraggio costante delle telecamere. Le indagini della Procura di Rimini hanno inoltre accertato il sequestro dei documenti di riconoscimento e l’obbligo di risiedere in alloggi degradanti.

Il titolare 67enne, rifugiato politico, aveva tentato di giustificare l’operato del nucleo familiare sostenendo di voler offrire un sostegno a persone in difficoltà, arrivando persino a dichiarare di aver prestato la propria automobile come giaciglio di fortuna. Una linea difensiva che non ha convinto il magistrato, il quale ha ordinato il sequestro delle somme considerate provento dell’attività illecita.

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