Cronaca. Furbetti del biglietto alla Torre Guaita: scatta l’indagine penale sui dipendenti pubblici di San Marino

GiornaleSM
By
3 Min Read

Un presunto giro di biglietti riciclati e incassi paralleli ha acceso i riflettori sugli Istituti Culturali di San Marino e portato a processo alcuni lavoratori del settore. Il caso, emerso dopo un’ispezione politica di Domani Motus Liberi e illustrato in Consiglio Grande e Generale dal Segretario di Stato per la Cultura Teodoro Lonfernini, riguarda le anomalie nei flussi di cassa della Prima Torre di Guaita tra aprile e settembre 2024.

Secondo la ricostruzione riferita da Lonfernini, l’ipotesi degli inquirenti è che alcuni dipendenti abbiano rimesso in circolazione biglietti cartacei già usati oppure incassato indebitamente la differenza tra titoli emessi dal sistema come ridotti o gratuiti e il prezzo pieno riscosso ai visitatori. La prima segnalazione formale risale al 17 maggio 2024, presentata dall’allora direttore degli Istituti Culturali Paolo Rondelli, mentre pochi giorni dopo la Gendarmeria ha avviato gli accertamenti sul campo.

Le informative di polizia hanno dato origine al procedimento penale numero 431 del 2024, ancora aperto. Sul piano amministrativo, ai lavoratori coinvolti era stata inizialmente applicata la sospensione cautelare dal servizio, poi trasformata dalla Commissione di Disciplina in una diversa assegnazione provvisoria ad altre mansioni.

Per evitare nuove criticità negli incassi dei monumenti, il governo ha introdotto correttivi tecnologici senza modificare l’impianto normativo generale. Sulla Prima e sulla Seconda Torre sono state installate casse automatiche collegate ai software di gestione e in grado di dare il resto in autonomia; alla Guaita il sistema è entrato a regime solo nella primavera di quest’anno dopo alcuni ritardi tecnici. Eliminata anche l’emissione dei supporti cartacei per i biglietti gratuiti.

La discussione in aula si è chiusa con il sostegno del consigliere di Domani Motus Liberi Fabio Righi, che ha difeso la legittimità delle verifiche promosse dall’opposizione e rivendicato il diritto di chiedere chiarimenti su vicende ritenute poco trasparenti. Righi ha richiamato anche una precedente interpellanza su una presunta trattativa da 60 milioni di euro tra lo Stato e capitali bulgari del gruppo Starcom, ipotesi smentita dal Congresso di Stato.

Leggi l’articolo intero

Share This Article