A una settimana esatta dalla sconfitta referendaria, la maggioranza di governo fatica a trovare una strategia per superare la crisi. Le dimissioni presentate finora non sembrano bastare a riportare stabilità, rendendo sempre più probabile la necessità di un rimpasto profondo o, in alternativa, l’ipotesi estrema del voto anticipato. Al momento, la gestione del Turismo è passata temporaneamente nelle mani della Presidente del Consiglio dopo il passo indietro di Daniela Santanchè, ma si valuta già di affidare l’incarico ad Alessandra Priante, attuale presidente Enit, promuovendo contestualmente il fedelissimo Caramanna al ruolo di sottosegretario.
Parallelamente, resta aperta la questione del viceministro della Giustizia dopo l’uscita di Delmastro. Sebbene l’ipotesi più immediata sia la redistribuzione delle deleghe a Francesco Paolo Sisto, all’interno di Fratelli d’Italia si fanno i nomi di Maria Carolina Varchi, Ciro Maschio e Sara Kelany per ricoprire l’incarico.
Nel frattempo, le opposizioni hanno formalmente richiesto ai presidenti di Camera e Senato un intervento urgente in aula della premier per chiarire l’indirizzo politico del governo, specialmente in vista dell’imminente stagione di nomine nelle grandi partecipate statali come Leonardo.
La tensione coinvolge anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nonostante il ministro Adolfo Urso sia attualmente impegnato in una missione strategica a Washington per discutere di intelligenza artificiale e materie prime critiche, la sua posizione appare scricchiolante.
Circolano voci di una possibile sostituzione con il leghista Luca Zaia, storico ex governatore del Veneto. Nonostante le pressioni, Urso ha confermato un tavolo tecnico per mercoledì sul credito d’imposta Transizione 5.0, un tema caldo su cui Confindustria ha già espresso forte disappunto per il taglio delle risorse destinate alle imprese.


