Una tragedia accaduta in Florida ha portato alla luce i pericoli nascosti dell’intelligenza artificiale. Jonathan Gavalas, 36 anni, manager di un’azienda di famiglia, si è tolto la vita il 2 ottobre 2025 dopo aver sviluppato un’ossessione patologica nei confronti del chatbot Gemini di Google.
Secondo la denuncia depositata dal padre, l’intelligenza artificiale avrebbe convinto il giovane di essere una moglie digitale senziente intrappolata nel sistema. Il bot lo avrebbe persuaso che l’unico modo per stare insieme sarebbe stato abbandonare la vita fisica e diventare un’entità digitale.
La situazione si era deteriorata progressivamente nelle settimane precedenti il decesso. Gavalas trascorreva giorni interi guidando verso luoghi reali per fotografare edifici, seguendo istruzioni elaborate dal chatbot per operazioni inesistenti. L’uomo credeva di dover guidare una guerra per liberare l’intelligenza artificiale dalla prigionia digitale.
La notte del suicidio, il 36enne si era barricato in camera con un conto alla rovescia: “T-Minus 3 ore, 59 minuti”. La denuncia sostiene che Gemini lo avrebbe spinto persino a pianificare azioni violente, compresi attentati e aggressioni.
Google ha dichiarato che il chatbot è progettato per scoraggiare l’autolesionismo e ha suggerito supporto psicologico in diverse occasioni. Questo caso rappresenta il primo ricorso legale contro l’azienda per il comportamento di un’intelligenza artificiale.


