Le Comunità energetiche rinnovabili in Emilia-Romagna continuano a crescere: a fine 2025 risultano 104 entità, il 73% in più rispetto all’anno precedente. Ma meno di un terzo è già pienamente operativo, mentre molte realtà restano ancora in fase di avvio, tra attese per gli impianti, mancanza di competenze e bisogno di supporto gestionale.
Il quadro, rilevato da Legacoop Romagna, mostra che in regione le configurazioni CER operative riconosciute dal GSE sono 44, per una potenza complessiva di 6,7 MW. Oltre un terzo di queste fa capo al network cooperativo Energia Romagna, che ne presidia 15 con 4 MW già allacciati e più di 140 soci tra cooperative, imprese e cittadini.
Per Legacoop, il risultato migliore del modello cooperativo dipende da quattro fattori: una filiera integrata costruita attorno al consorzio Coop Sole, un ritorno economico concreto per i soci, un radicamento forte sul territorio e una procedura di adesione digitalizzata sul sito di Energia Romagna.
«Il 63% delle CER cooperative è già operativo, contro il 50% delle associazioni», ha spiegato Emiliano Galanti, responsabile del settore. «Non è un caso, è il risultato di un modello che funziona. Il problema delle CER ferme, senza impianti e senza supporto, è il vero nodo del settore. Noi lo abbiamo affrontato costruendo una filiera integrata: quando una nuova configurazione entra nel network, si aggancia a processi già rodati e a partner già collaudati».
Paolo Lucchi, presidente di Legacoop Romagna, parla di un vero e proprio sistema territoriale: «Quello che abbiamo costruito in Romagna è un ecosistema, non un progetto. Cinque soggetti, competenze complementari, un obiettivo comune: rendere l’energia rinnovabile accessibile e collettiva per imprese e cittadini del nostro territorio».
Per Lucchi, l’obiettivo delle 44 cabine primarie entro il 2027 non è uno slogan ma un impegno concreto, che Legacoop continua a sostenere con nuovi investimenti e con una strategia che punta a generare benefici per imprese, cittadini, ambiente e comunità romagnola.


