Un’infestivologa del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna, tra gli otto medici indagati per falsi certificati anti-Cpr, si è ferita volontariamente in segno di protesta.
La dottoressa ha chiamato autonomamente il 118 dalla propria abitazione, spiegando l’accaduto e chiedendo intervento.
Al sopraggiungere dei carabinieri, ha espresso l’intenzione di rendere pubblico il gesto, legandolo all’inchiesta nazionale sui certificati emessi per boicottare i Centri di Permanenza per il Rimpatrio.
L’episodio segue un precedente analogo, avvenuto dopo le perquisizioni del febbraio scorso nel reparto ospedaliero.
La Procura ha richiesto la sospensione per un anno dall’esercizio professionale per tutti gli indagati, accusati di falso ideologico continuato.
I legali dei medici contestano la diffusione degli atti investigativi e la spettacolarizzazione della vicenda, invocando la tutela dell’autonomia medica.
Associazioni e sindacati difendono i professionisti, sottolineando rischi sanitari nei Cpr e l’indipendenza del giudizio clinico.
Un flash mob di solidarietà si è tenuto davanti all’ospedale, con partecipazione politica a sostegno degli indagati.


