Il tribunale di Rimini ha imposto il divieto di avvicinamento e l’uso del braccialetto elettronico a un 51enne di origine albanese e a un complice di 26 anni, accusati di aver perseguitato una donna dopo la fine del suo matrimonio. Il provvedimento, firmato dal Gip Alessandro Capodimonte su istanza del sostituto procuratore Luca Bertuzzi, prevede inoltre l’obbligo di firma giornaliero presso la caserma dei carabinieri, con la detenzione in carcere come unica alternativa in caso di rifiuto del dispositivo di monitoraggio.
Le indagini hanno delineato una condotta persecutoria serrata, fatta di 1.600 chiamate telefoniche effettuate tra marzo e luglio, unite a continui appostamenti e minacce veicolate attraverso i social network. Nonostante il tentativo della vittima di sottrarsi al controllo dell’uomo trasferendosi in un hotel a Misano Adriatico, i due non hanno desistito, arrivando a compiere incursioni sul luogo di lavoro della donna.
La violenza del duo si è estesa anche alla cerchia familiare: un fratello della vittima ha riportato trenta giorni di prognosi in seguito a un’aggressione subita. L’ordinanza cautelare vieta ora formalmente ai due indagati di avvicinarsi alla donna, ai suoi parenti e a qualsiasi luogo da loro frequentato.


