SpaceX debutta oggi al Nasdaq con il simbolo SPCX, in quella che viene descritta come una delle quotazioni più attese e più grandi di sempre. Il prezzo fissato per il collocamento è di 135 dollari per azione, con una raccolta record di 75 miliardi e una valutazione intorno a 1.770 miliardi di dollari.[2]
Il prezzo di 135 dollari riguarda però gli investitori del collocamento: per chi entrerà attraverso il broker, il costo reale dipenderà dalla prima contrattazione sul mercato, che potrebbe partire molto più in alto. Proprio per questo, nelle prime ore il titolo potrebbe mostrare forti oscillazioni, alimentate dalla scarsità di azioni disponibili e dall’interesse speculativo.[2]
La società di Elon Musk arriva a Wall Street con aspettative enormi, ma anche con valutazioni che incorporano già una lunga lista di scenari futuri: Starlink, Marte, intelligenza artificiale e una crescita quasi perfetta. Secondo l’impostazione del mercato, il rischio è che una grande azienda possa trasformarsi in un investimento costoso se comprata al prezzo sbagliato.[1][2]
La prima negoziazione potrebbe non scattare subito alle 15:30 italiane, orario di apertura di Wall Street, perché il Nasdaq deve prima bilanciare gli ordini e fissare il prezzo iniziale di scambio. Nelle grandi IPO, quindi, l’avvio effettivo può arrivare anche più tardi rispetto all’apertura ufficiale.[2]
Sul fronte generale, Wall Street ha chiuso un’altra settimana nervosa: S&P 500 e Nasdaq restano in territorio negativo su base settimanale, mentre gran parte del comparto tecnologico ha subito vendite pesanti. Il mercato continua a reagire alle dichiarazioni di Donald Trump e all’andamento del conflitto con l’Iran, con effetti immediati anche sul petrolio.[1]
Il WTI si trova su un supporto tecnico in area 85 dollari: un’eventuale rottura aprirebbe spazio verso gli 80 dollari, con possibili effetti di alleggerimento su energia, benzina e trasporti e quindi sulla pressione inflazionistica e sulle prossime mosse della Federal Reserve. Al contrario, un peggioramento della guerra potrebbe spingere rapidamente il petrolio al rialzo.[1]
Anche Bitcoin è in una fase delicata: dopo il ribasso verso quota 60.000-61.000 dollari, la criptovaluta prova a reagire. Finché regge quest’area, il mercato guarda a un possibile ritorno verso 80.000 dollari; sotto 58.000, invece, si riaprirebbe il rischio di un calo verso 50.000 e, nello scenario più debole, fino a 40.000 dollari.[1]
La prossima settimana l’attenzione resterà concentrata su Federal Reserve, banche centrali e sviluppi geopolitici. Il mercato americano continua a mostrarsi resiliente, ma resta caro, concentrato e vulnerabile a qualsiasi delusione sulle attese di pace, petrolio più basso, inflazione in calo e tassi meno aggressivi.


