Dassilva parla dopo 23 mesi di carcere: “Non me ne andrò dall’Italia”

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Louis Dassilva, tornato libero dopo 23 mesi di carcere in seguito all’assoluzione della Corte d’Assise di Rimini, ha parlato nel pomeriggio ai giornalisti convocati nello studio dei suoi avvocati. Il 36enne senegalese ha ringraziato chi lo ha sostenuto, i suoi legali e le due mogli, spiegando che sono stati loro a dargli la forza di resistere.

Dassilva ha detto di essere “contento e felice” perché, a suo avviso, la Corte ha riconosciuto la sua estraneità al delitto: “Non ho fatto nulla, non sono io l’assassino”. Ha inoltre chiarito di non voler lasciare l’Italia, dove intende continuare a vivere perché è un paese in cui si trova bene.

I suoi difensori, Riario Fabbri e Andrea Guidi, hanno scelto di fermare le domande per tutelarlo in questa fase delicata, ricordando che la battaglia processuale non è finita. Dopo aver letto le motivazioni della sentenza, hanno annunciato che proseguiranno con l’attività difensiva in vista del secondo grado di giudizio.

Sulla posizione di Manuela Bianchi, i legali hanno ribadito che il cambio di versione è arrivato troppo tardi ed è, secondo loro, del tutto inattendibile. Hanno anche lasciato intendere che, una volta chiusa la vicenda, potrebbero valutare eventuali azioni nei suoi confronti.

Fabbri e Guidi hanno infine parlato di almeno cinque piste alternative già sottoposte all’attenzione della Corte, tra cui la traccia di Dna di “Maschio 3” trovata sulla gonna di Pierina e un capello nero rinvenuto sulla bocca della vittima ma mai repertato. Per i due difensori, elementi di questo tipo avrebbero dovuto essere approfonditi come possibili ipotesi alternative al coinvolgimento di Dassilva.

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