Dopo i quattro stop registrati fino all’8 giugno, il percorso dell’Accordo di associazione tra San Marino e Unione europea subisce un nuovo rinvio: nel Coreper del 10 giugno non si è arrivati alla svolta attesa. La Bulgaria ha confermato la propria posizione contraria, mantenendo fermo il dossier nonostante il tentativo della presidenza cipriota di riportare la questione al tavolo europeo.[1][2][3]
Il nodo resta la natura giuridica dell’intesa, ancora sospesa tra accordo “misto” e competenza esclusiva della Commissione Ue, un passaggio che condiziona l’intero iter di approvazione.[1][2][3] In parallelo, secondo la lettura politica espressa dai promotori del comunicato, sul dossier pesano anche le tensioni legate al caso bancario sammarinese e una gestione della politica estera ritenuta troppo debole e rinunciataria.
Le forze che hanno diffuso la nota contestano inoltre la scelta di invocare un’entrata in vigore provvisoria dell’accordo, giudicandola una rinuncia alla capacità negoziale di San Marino. Sottolineano anche che, in caso di via libera preliminare, il testo dovrà comunque affrontare il passaggio nei parlamenti dei Paesi Ue, con il rischio di ulteriori blocchi se uno solo degli Stati membri dovesse opporsi.[1][3]
Nel comunicato, Pro San Marino, I Capifamiglia e Partito Socialista accusano il Governo di aver gestito il dossier senza adeguata trasparenza e di aver escluso i cittadini da un confronto pubblico pieno durante la trattativa. I gruppi annunciano nuove iniziative a difesa di identità e sovranità della Repubblica, contestando un accordo che, a loro avviso, imporrebbe fin da subito l’adozione di numerose norme europee e ridurrebbe gli spazi di autonomia negoziale di San Marino.


