San Marino. Accordo UE. Terzo Coreper saltato per il veto della Bulgaria. Ampio risalto della stampa di Andorra e silenzio da Palazzo Begni e dei media sammarinesi … di Marco Severini

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Il Coreper II del 29 maggio 2026 non ha sbloccato il dossier sull’accordo di associazione tra Unione europea, San Marino e Andorra. È il terzo stop consecutivo in meno di un mese e il nodo resta sempre lo stesso: la Bulgaria, che non ha sciolto la riserva necessaria per far avanzare il testo.[1]

La presidenza cipriota aveva provato a forzare i tempi portando il dossier direttamente al Coreper, saltando il passaggio tecnico in sede EFTA, ma l’operazione non ha prodotto l’unanimità richiesta.[1][3] Al momento non c’è una nuova data fissata e il dossier resta sospeso in attesa di un possibile rilancio nelle prossime settimane.[1]

La sequenza degli stop è ormai chiara: il 7 maggio la riserva bulgara aveva fatto saltare il passaggio previsto; il 20 maggio la posizione di Sofia si era ripetuta; il 29 maggio è arrivato il terzo rinvio.[1] In sostanza, l’accordo non è stato bocciato, ma continua a non superare il livello politico decisivo.[1]

Sul fondo resta anche la vicenda Starcom. La società bulgara aveva sottoscritto nel maggio 2025 l’acquisto del 51% di Banca di San Marino, operazione poi naufragata dopo l’apertura di un’indagine per corruzione privata; oltre 15 milioni di euro versati come deposito risultano ancora bloccati.[4] Ad aprile 2026, inoltre, Assen Christov ha annunciato l’intenzione di avviare un arbitrato internazionale contro San Marino chiedendo un risarcimento di almeno 150 milioni di euro.[4]

C’è poi un ulteriore elemento procedurale che complica il quadro: dentro il Consiglio UE resta aperta la questione se l’intesa vada considerata un accordo esclusivamente europeo oppure un accordo misto. Nel secondo caso, il passaggio si allungherebbe molto perché entrerebbero in gioco anche i parlamenti nazionali dei 27 Stati membri.[3]

La presidenza cipriota resta formalmente in carica fino al 30 giugno, ma senza aver chiuso il dossier.[1] Dal 1° luglio la guida del Consiglio passerà all’Irlanda, mentre per San Marino l’effetto pratico è uno solo: l’accordo rimane sul tavolo, ma senza una vera prospettiva di sblocco immediato.[1]

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