Venerdì 29 maggio il Coreper II si è riunito a Bruxelles, ma sul dossier dell’Accordo di associazione tra Unione Europea, San Marino e Andorra non è arrivata alcuna svolta: nessuna unanimità, nessun via libera, nessuna firma.
L’intesa resta quindi ferma nel punto in cui si trovava già prima dell’incontro. E con essa si riapre la questione politica più pesante: la gestione del dossier da parte della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri guidata da Luca Beccari.
Negli ultimi due anni e mezzo sono stati ripetuti numerosi annunci su una firma ritenuta imminente, ma puntualmente smentiti dai fatti. Nell’agosto 2024, a margine dell’incontro con il ministro Fitto, si parlava di firma vicina e di chiusura nei mesi successivi. Nell’ottobre 2025, in un’intervista al *Messaggero*, San Marino veniva definito pronto a procedere entro fine anno, con l’entrata in vigore prevista per la primavera 2026. In novembre, in Consiglio Grande e Generale, la firma veniva di nuovo indicata entro l’anno.
A questi passaggi si sono aggiunte, nel tempo, altre dichiarazioni analoghe, tutte poi contraddette dall’assenza di risultati concreti. Il dossier, insomma, non ha compiuto il salto annunciato.
Il nodo centrale resta la natura giuridica dell’Accordo: se fosse “EU-only”, il percorso resterebbe interno alle istituzioni europee; se invece fosse un accordo misto, sarebbero necessarie le ratifiche dei parlamenti nazionali dei 27 Stati membri, con tempi molto più lunghi e margini di blocco più ampi. È su questo punto che il negoziato continua a mostrare le maggiori incertezze.
Secondo ricostruzioni della stampa andorrana, nel quadro del gruppo EFTA la Spagna avrebbe ritirato la propria opposizione, mentre Germania e Bulgaria manterrebbero una riserva di studio. Un elemento che rende ancora più evidente la fragilità del dossier e la mancanza di una definizione definitiva sulla sua impostazione.
Sul piano politico pesa anche il contesto del caso Starcom, legato ai quindici milioni di Assen Christov per l’acquisizione della Banca di San Marino, con fondi congelati in attesa di verifiche. È da lì che sarebbe nata la pressione della Bulgaria sul dossier europeo, pur in un ambito che con la vigilanza bancaria sammarinese, almeno formalmente, non avrebbe un legame diretto.
Resta infine aperta la prospettiva di una possibile entrata in vigore provvisoria dell’Accordo, ipotesi che verrebbe considerata un modo per far partire gli obblighi senza avere ancora ottenuto la firma definitiva. Una scelta che, secondo le critiche rivolte a Beccari, rischierebbe di indebolire ulteriormente la posizione negoziale di San Marino rispetto ad Andorra.
Le domande politiche ora sono tutte sul tavolo: l’Accordo è davvero considerato in modo stabile e definitivo non misto? Quali Stati membri hanno espresso riserve e da quando? La Germania mantiene ancora una riserva di studio? E soprattutto: quanto a lungo il governo sammarinese ha presentato come imminente una firma che, nei fatti, non c’era?
La sensazione politica che emerge è netta: il semaforo verde non si è acceso, e la firma annunciata non è arrivata.


